Gabriele Felice a capo del Consorzio SAVE ITALY, crede nel “made in Italy” nella sua capacità di rigenerarsi e di rilanciare il Paese grazie ad un decollo verticale delle esportazioni.

A cavallo fra il 2012 e il 2013, quando ero ancora vice segretario nazionale di Alleanza di Centro, quando il Paese era schiacciato psicologicamente da uno spread oltre i 500 e da una moria di piccole e medie imprese e una perdita di asset senza precedenti, nasce l’idea di costituire un Consorzio che avesse nel suo dna l’obiettivo di creare un nuovo modello di business in grado di ridare slancio all’economia italiana.

La vision: creare un progetto pilota di micro sistema capace di dimostrare che un decollo verticale del “made in Italy” e con esso dell’economia italiana è possibile.

Senza una nostra catena di distribuzione all’estero e un’adeguata difesa della produzione italiana e dei suoi asset, con una fiscalità ed una burocrazia opprimenti, con un credit crunch diventato ormai sistema, oggi le piccole e medie imprese italiane si trovano nei fatti a combattere a mani nude. Noi combattiamo con loro e spesso vinciamo.

Vedi la nostra “case history”.

La mission: Sviluppo e competitività alle piccole e medie imprese italiane dando loro tutte le competenze necessarie per affrontare con successo una sfida altrimenti ai limiti dell’impossibile.

Le piccole e medie imprese devono continuare a produrre eccellenza al resto ci pensiamo noi: dallo scouting commerciale all’individuazione dei buyers e alla chiusura dei contratti, dalla consulenza su packaging, marchi ed etichettatura al customer care, dall’assistenza alla contrattualistica e alla fiscalità internazionale alle problematiche doganali, dalle coperture assicurative a quelle finanziarie.

Ogni impresa che produca eccellenza grande o piccola che sia ha il suo mercato” Gabriele Felice.

Su questi input si è creato nel 2013 il Consorzio SAVE ITALY.

Per quattro anni si è lavorato duramente per costituire il miglior team possibile e per tessere una rete di relazioni istituzionali e internazionali. Oggi siamo al 2.0, al decollo…

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