Premettendo che è l’export che ci ha salvato e ci salverà, l’Italia ha perso la bellezza di due posizioni nel commercio internazionali dal 2007 al 2017.

Noi siamo cresciuti è vero ma gli altri Paesi sono cresciuti di più, più velocemente e meglio organizzati.

Ma «ha perso in competitività, cedendo il terreno a concorrenti più numerosi e molto più aggressivi»? Certo ciò ha contribuito ma mai come l’incapacità da parte del governo centrale di avere una vision, una strategia ed un modello di business, fare sistema.

Il Paese come al solito si tiene grazie agli italiani capaci di affrontare con coraggio il domani consapevoli del fatto che un reale sostegno da parte dello Stato non c’è.

  • Non solo food, vino e moda: a fare la parte del leone sulle rotte commerciali nel 2017 è il settore della meccanica strumentale, seguito da quello degli autoveicoli, dei prodotti farmaceutici e dell’abbigliamento.
  • tra il 2007 ad oggi, il valore economico dell’export nostrano è aumentato, passando da 364 a 411 miliardi, nello stesso periodo la quota di mercato mondiale del nostro paese si è ridotta, perdendo due posizioni, passando dal 7° al 9° posto. Ben poca cosa in relazione alle reali possibilità del Paese.
  • L’export dei primati è anche l’export inespresso. Non è un paradosso ma lo stato dell’arte del nostro commercio estero: 417,1 miliardi di euro di esportazioni e 51,5 miliardi di avanzo commerciale nel 2017, massimi storici, ma un numero di esportatori che resta basso, troppo per il potenziale che potremmo esprimere. Ma i margini di crescita se lo Stato cominciasse a pensare in termini di crescita e non di difesa sarebbero a tre cifre e non a due come fonti anche autorevoli, vedi il Sole24ore, pensano. La Sace prevede un +4% nei prossimi quattro anni, € 490 miliardi nel 2020, troppo poco per un Paese che deve uscire fuori da una recessione come mai prima dal dopoguerra. Una crescita di questo genere vedrebbe il nostro Paese perdere ulteriori posizioni nell’ambito del commercio internazionale. Per questo non c’è più tempo da perdere.

Come accelerare? Noi proponiamo:

  1. una cabina di regia che il ministro Calenda giustamente intravede nel ministero da lui presieduto, quello dello Sviluppo Economico;
  2. una difesa degli interessi italiani, in primis in Europa, e più precisamente nei confronti di Francia e Germania che da sempre spadroneggiano e saccheggiano il nostro Paese (Libia, acciaierie, gas, grande distribuzione, chimica, asset della moda e del lusso…per non parlare di tutta una serie di accordi commerciali con Paesi terzi a scapito della nostra produzione agricola ecc…), salvo poi rimanere completamente silenti nei momenti cruciali: vedi l’immigrazione, passando per il sequestro dei marò in India, per terminare in questi giorni nella querelle con la Turchia;
  3. la creazione di una catena di distribuzione italiana per l’estero, la sola in grado di garantire un equo compenso ai nostri produttori che troppo spesso pur esportando si trovano in grandi difficoltà vista l’esiguità dei margini;
  4. dare maggior sostegno alle realtà che riescono a fare massa critica, fondamentale per affrontare il mercato estero e abbattere i costi di internazionalizzazione, come i consorzi  e le reti di impresa;
  5. investimenti importanti per contrastare la contraffazione e l’italian sounding; investimenti che, come dimostra l’esempio del Consorzio Grana Padano, portano ad un sicuro ritorno economico vista la vittoria per via giudiziale di tutte le varie controversie;
  6.  creare degli standard, dei parametri di valutazione oggettivi, in modo da premiare quelle realtà che presentano delle best practises.
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