Come scegliere il mercato di riferimento nel contesto internazionale attuale alla luce delle tante crisi oggi presenti, è il focus di questo articolo.

Internazionalizzazione: perché è così importante

Perché è l’unica via per le aziende di uscire dalle sabbie mobili del sistema Italia (“L’export ci salverà”) fatto di burocrazia, eccessiva tassazione, stretta creditizia, mercato interno asfittico, pagamenti “incerti” … tanto per citare quelle più impattanti.

Ma l’internazionalizzazione è tutt’altro che facile e da dieci anni e anche più, la situazione internazionale è andata via via complicandosi.

Le aziende e le relazioni internazionali

Il punto è il seguente: possono le aziende infischiarsene delle relazioni internazionali e dei rapporti fra gli Stati?

Chiaramente no.

Ne abbiamo molteplici esempi: vedasi proprio in questi giorni il caso della Libia che vede tante aziende italiane in grandi difficoltà, diverse sono fallite, a causa degli ingenti danni patrimoniali subiti e dei tanti crediti che hanno con enti libici inevasi.

Possiamo estendere queste considerazioni anche ai Paesi cosiddetti canaglia l’Iran, la Corea del nord, la Russia e via dicendo.

Per non parlare poi di tutti quei Paesi precipitati in una crisi economica e politica quasi sempre foriera di guerre civili. Il caso del Venezuela è forse il più emblematico ma non è il solo: Argentina, Nicaragua, Ucraina, Algeria, Egitto e ahimè tanti altri.

Il commercio internazionale nell’era Trump

A tutto questo l’amministrazione Trump aggiunge come si suol dire il “carico da 90” ponendo sul tappeto tutta una serie di questioni a cominciare dal problema di una concorrenza internazionale scorretta e senza regole (dumping, costo e diritti dei lavoratori, il furto di proprietà intellettuale, la disparità di condizioni nei dazi, le svalutazioni competitive…) che minano dalle fondamenta l’economia di molti Paesi, per lo più occidentali, in primis gli Stati Uniti.

Di qui i dazi e la frenata del commercio internazionale.

Quindi le aziende?

Non possono non tenerne conto.

Non mi metto qui a dire quali Paesi sì e quali Paesi no ma di una cosa possiamo esserne certi: nel fare lo “scouting commerciale” (individuare in relazione all’analisi di una serie di fattori i mercati adatti per l’apertura di nuovi canali di vendita e opportunità di business) questo è diventato uno dei parametri di riferimento.

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