La Cina è la più grande ‘incognita’ matematica del globo, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista economico.

E’ in atto in essa il più grande esperimento di ingegneria sociale mai ideato e tentato nella storia umana.

La creazione di un sistema misto capitalista e comunista, nonché liberista e statalista, nonché liberale-democratico e a partito unico autoritario, sta tenendo il mondo con il fiato sospeso. Molti analisti cercano di capire come poter interagire nel migliore dei modi con tale nuova realtà finora sconosciuta.

Tantissimi, con l’audacia del mercante, hanno già ripreso a camminare sulle vie della seta, ognuno trovando un proprio vantaggio specifico. Nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di delocalizzazioni, molte in Cina, per abbattere i costi di produzione e distribuzione.

Questa non ci sembra la strategia migliore. Forse può far accumulare velocemente capitali ai grandi gruppi, utili per altri investimenti ed espansioni; ma per le piccole e medie imprese è un gioco troppo rischioso. Inoltre se ciò è vero in generale, rapportato alla situazione italiana acquista ancora più significato. I produttori italiani ‘normali’ non hanno bisogno di alti picchi di guadagni seguiti da momenti di incertezze e cambiamenti improvvisi.

E’ proficuo per loro creare in Cina un canale commerciale stabile e sicuro, tutelato e protetto legalmente ed amministrativamente, che offra guadagni continui e in crescita lenta e costante. Una sorta di ‘fidelizzazione’ dei luoghi in cui si commercia, oltre che dei clienti. Lo specifico italiano è fatto di buona qualità anche senza le iper-tecnologie e le super-competenze delle multinazionali. Ciò può allettare il mercato cinese perché crea un flusso di merci con ottimo rapporto qualità-prezzo ed è molto ampio lo spazio intermedio di domanda disponibile fra il settore del lusso e quello del basso costo.

Bisogna ritornare alle misure matematiche per capire meglio.

Ad esempio il nostro consorzio ha la possibilità di aprire un canale commerciale nella città di Chongqing. Detto così non rende l’idea. Andiamo a vedere meglio rilevando che tale città è popolata da 32.000.000 di abitanti, che con l’hinterland diventano 60.000.000 abbiamo la metropoli più grande del mondo. Allora appare chiaro che operare in una sola città cinese equivale ad operare su tutto il nostro territorio nazionale! E con costi irrisori, relativamente, Consortium Save Italy dispone qui di uno spazio espositivo prestigioso per lunghi periodi e con personale commerciale qualificato (qui sotto la photogallery).

Il bar/bistrot  presenta le caratteristiche di hub promozionale di brand e prodotti italiani del settore food&beverage.
Lo schema che proponiamo è il seguente:

    • le aziende pagano una fee per essere  promosse (la fee varia da 15.000 € a 40.000 €, a seconda del livello di promozione richiesto e con diversi livelli di garanzia);
    • noi acquistiamo i loro prodotti e di fatto consentiamo all’impresa di entrare nel mercato cinese affrontando anche tutte quelle problematiche legate agli aspetti logistico-doganali (etichettatura, registrazione, ecc.);
    • L’acquisto nel tempo di due sopravanzerà di sicuro l’esborso.

L’azienda deve puntare a promuovere il brand ed i prodotti per evitare di essere risucchiata nella spirale della guerra sui prezzi (bassa marginalità). La promozione mira proprio a creare i presupposti per spuntare prezzi più remunerativi che solo un brand che si fa conoscere può avere!


Se a questo aggiungiamo che ha anche una sede legale a Shangai per ogni necessità logistica, legale e quant’altro ecco che per l’imprenditore medio aprire un mercato in Cina non è più un salto nel buio.

Tutto ciò, sommato al fatto che il governo centrale con facilità può investire ingentissime somme per lo sviluppo urbano (nel caso della nostra città sono previste fortissime azioni di crescita a tutti i livelli), rende la prospettiva commerciale molto allettante anche a lungo termine. Il nostro esempio può far capire che è non solo possibile ma anche auspicabile puntare i propri investimenti di export sul mercato cinese, purché lo si faccia in modo mirato e strutturato, seguendo percorsi che azzerino i rischi e le fluttuazioni, evitando le tante zone d’ombra ancora presenti in questa vulcanica e magmatica economia.

Non dimentichiamoci, poi, che fra i nostri antenati possiamo annoverare due ‘conquistatori’ delle illimitatezze siniche: Marco Polo e Matteo Ricci.

Gianluca Aschi
Ufficio Stampa Consorzio SAVE ITALY

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